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Cartoline Geraci . . .

Geraci Siculo, abitato fin dai tempi preistorici. I Greci, insediatosi nelle Madonie intorno al 550 a.c. lo chiamarono Yerax.

Subì la dominazione bizantina e poi normanna. Notizie certe si hanno a partire dall'840, la data che indica la conquista saracena della Sicilia. Sotto i normanni venne ceduta da Ruggero I a Serlone suo nipote divenendo Contea (1063).

Dopo diverse vicende ai Ventimiglia (1252) divenne capitale della contea giungendo ad amministrare la giustizia e a coniare monete proprie (sec. XIII - XVII). Uno stato nello stato.

Con Delibera Decurionale n. 18 del 12 aprile 1863, tenuto presente l’annessione fatta della nuova Provincia al Regno d’Italia, tenuto presente che esistono due Paesi con la stessa denominazione “Geraci”, uno in Calabria e l’altro il nostro, si chiese e ottenuto aggiungere al nome del nostro Paese “Geraci” il sostantivo “SICULO”. Oggi in termine dialettale e affettuoso tutti noi chiamiamo Geraci, IRAGGI. ilgustodiviverelastoria

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Geraci Siculo, il gusto di vivere la storia. Cartoline, foto panoramiche anni '30 - '50 - '60 . . . . 2000 . . . .2020 . . . ., foto Giostra dei Ventimiglia, foto della Carvaccata di Vistiamara e foto panoramiche tempi moderni, il borgo capitale della contea dei Ventimiglia!!!!

"I PARTI A SIMANACanti tradizionali della passione di Cristo per le vie dell'abitato

Cristu a n'ura di notti ìa trasìennu / facia la cen'a a Giuda a misi ranni

e mentri Cristu la cena facìa / lu tradimìentu si ia priparannu

e Gesu' Cristu ca tuttu sapìa / ca la so morti si ia avvicinannu

a li du uri i piedi ci lavaru / a li tri uri ca lu pridicaru

a li quattr'uri lu comunicaru / a li cinc'uri all'uortu lu purtaru

a li se'uri un angilu calau / lu calici e la cruci ci scinnìu . . . . [ . . Continua . . . ]

Autentica località madonita caratterizzato, da suggestivi vicoli medioevali, fiancheggiati da graziose casine in pietra nel cuore del parco delle Madonie.

Dall’alto dei suoi 1100 metri è una località in cui ci si può rilassare godendosi aria pura e tranquillità assoluta. Nel periodi invernali, partendo dai ruderi del Castello in cui risiedeva il Conte Giovanni Ventimiglia, il paesaggio si ricopre di neve, imbiancando i tetti spioventi delle case e le stradine fino ad arrivare nella parte nuova del paese. E’ nel periodo estivo invece che il paese offre il meglio di se stesso, con temperature gradevoli.

Passeggiando per i vicoli si ha la fortuna di respirare ancora gli odori di una volta, quando il pane e la pasta si facevano in casa, e si possono gustare gli squisiti prodotti tipici come i formaggi o la ricotta, i dolci come i “cassati” i 'taralli', “agniddri pasquali” u “pani cu lievitu di casa” e tante altre prelibatezze.

- Oggi le antiche tradizioni, ( suini permettendo ) sono pressappoco ancora vigenti.

La vendemmia infatti è ancora considerata una buona occasione per una divertente scampagnata assieme ai parenti e agli amici. Più o meno tutte le famiglie hanno una propria vigna, grande o piccola, ma che possa assicurare la provvista del vino per tutto l’anno.

Ai tempi, a differenza di oggi, si andava a vendemmiare a piedi e giunti presso la vigna, prima di iniziare a raccogliere l’uva, seduti tra le viti, si consumava una rustica colazione a base di pane, formaggio e olive bianche condite alla paesana.

Finita la colazione, si procedeva alla raccolta dell’uva, con le classiche cesti di vimini, che una volta riempite venivano trasportate alla casa del palmento.

Ultimata la raccolta dell’uva, mentre le donne si affaccendavano a preparare all’aperto il tradizionale pasto campagnolo: un minestrone con tanta verdura e con l’immancabile grande “broccolo” bianco, gli uomini si adoperavano a pigiare con i piedi l’uva nel palmento.

Ai tempi non esistevano e non si aveva idea, delle moderne macchine a mano usate oggi o addirittura di quelle elettriche che riducono di molto il lavoro.

Eccezionale era la fase conclusiva, determinata dalla “TRAMUTATINA” cioè il travaso del mosto dalla tina al palmento, dove avveniva la prima fermentazione.
La “TRAMUTATINA”, era considerato un momento speciale e importante, perché solo in quel momento si conosceva la resa quantitativa della vigna.

L’aspetto più caratteristico era la conta, effettuato attraverso un contenitore di zinco Chiamato “MENZALANCEDDRA”. La conta, nella sua originalità, si esprimeva a sfondo religioso e non veniva effettuata dicendo i numeri ordinari, ma pronunciando ad alta voce i nomi dei santi.

“NOMU DI DIU, SAN VARTULUMIU, MADONNA D’U RUSARIU, SAN FRANCISCU, ‘A MATRI NUNZIATA, L’ARMI D’U PRIATORIU, TUTTI I SANTI, ‘A MMACULATA, I CORI DI L’ANGILI, U SANTISSIMU CRUCIFISSU, I SANTI APUOSTULI, ‘A MADONNA DI MENZ’AGUSTU, ‘A MATRI ‘U CARMINU, SAN GIUSEPPI, SANTA LUCIA, SANT’ANTONIU, SAN PIETRU, SAN GIOVANNI, SAN PAULU, SAN FILIPPU, SAN JAPICU, ‘A MADDALENA, SAN’ANNA e così via fino ad arrivare a 33 che veniva espresso: GLI ANNI DI CRISTU, a questo punto si proseguiva con i numeri ordinari.

Il mosto rimaneva nel palmento fino alle prime ore del giorno successivo, fin quando attraverso gli otri legati ai muli veniva trasportato a casa. Giunti a casa, il mosto veniva versato nelle botti di legno e si attendeva San Martino per poterlo bere.

Per San Martino ogni mosto diventa vino!!!!

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Antico borgo medievale, tessuto urbanistico che ha mantenuto intatto le tracce di un glorioso passato, non per questo Geraci è stata capitale della Contea dei Ventimiglia, tradizioni secolari, piatti tipici succulenti, immenso calore umano.

Al centro dell’immenso territorio del parco delle Madonie, dai suoi 1040 metri dal livello del mare, Geraci appartenente al circuito dei Borghi più Belli d’Italia, domina da secoli, su tutto il territorio della provincia di Palermo.

Questo è il biglietto da visita, con cui Geraci si presenta ai suoi visitatori.

Su queste qualità, stò appoggiando la promozione del mio centro natio, nel tentativo di farvi conoscere un poco di più, quanto interessante sia essere nostri ospiti, quanto interessante sia conoscere il centro in cui la famiglia dei Ventimiglia ha deciso di reggere la loro capitale.

o ma paisi io vogghiu cantari
attia jraggi mia vogghiu ludari
ti vogghiu diri ca ti vogghiu beni
ti vogghiu diri ca sii ndo ma cori
  si beddra quannu tu sii tutta bianca
quannu di negghia tutta si cupinata
quannu a matina e sira sii vagnata
quannu a vaddrunu scinni l'acqua i muntata
  ppi l'acqua ammia sempri m'addumannanu
e tutta la sicilia sinn'arricria
arrivanu o bevaiu iornu ppi ghiornu
ppi vivisi a to acqua o jraggi mia
         
sii beddra tutta tu o jraggi mia
cu veni cca scurdari un si po di tia
cu veni cca lu casteddru talia
ppil'aria sulu sulu s'arricria
  jraggi mia tutti ti vonnu beni
ppi nsina i forusciti un ti scordanu
ca fori sinni vannu a travagghiari
e tutti i ferii cca viannu a passari
  o ma paisi io vogghiu cantari
attia jraggi mia vogghiu ludari
ti vogghiu diri ca ti vogghiu bemi
ti vogghiu diri ca sii ndo ma cori
         

un saluto a tutti i geracesi nel mondo.

"Poesia di Mauro Genzone dedicata a Geraci Siculo"

San Bartolomeo

Dio vi Vi Salvi, San Bartolo,
benignu Protetturi,
dilettu a lu Signuri, assai dilettu, 
  e nui fra tanti affanni,
custritti di campari,
a chianciri e lacrimari semu forzati.
  E nun putennu affattu
a Dio così placari,
nemmeno soddisfari la sua giustizia,
  Ne li bisogni nostri
ci aviti a consolari,
ci aviti a prosperari sin’a la morti.
             
Perciò ccu veru affettu,
o Santu protetturi,
lu vostru gran favuri mustrati in terra.
  Pregati Iddio pregati,
potenti Vui Patruni,
innanzi lu gran tronu santu e divinu.
  La gran vostra amicizia
ch’in cieli ccu Dio aviti,
fa cchi tuttu putiti ccu la presenza.
  Ppi aviri poi la sorti,
comu vostri clienti,
godirvi eternamenti in Paradisu.
             
L’Infernu ci sutterra,
la carni ci cuntrasta,
lu munnu ci suvrasta ccu tant’inganni;
  Nui Sempri di continuu
truvannici aggravati
di tanto inquitati ch’avemu fattu: 
  Gran Patri di clemenza,
muvitivi a pietati,
e nun abbannunati li figghi vostri.
   

Agneddri Pasquali - ricetta, dolce pasquale tipico geracese

1 kg farina "00", 3 tuorli + 1 uovo intero, 350 Gr. di zucchero, limone grattugiato, 250 Gr. di strutto, 15 Gr. ammoniaca, 250 ml. di latte.

Per la preparazione del Bianchetto: per un chilo di farina, 1/2 kg di zucchero a velo e circa 4 albumi.

Per la preparazione dei colori: Il bianchetto viene distribuito in più bicchierini e in ognuno aggiungere coloranti alimentari in bustina.

Si raccomanda di utilizzare, le forme tipiche geracesi.

BUON LAVORO e Buona Pasqua!!!

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[ . . . . ] Li Vistiamara,
vita dura assai amara:
'stati e nviernu nta li pagghiari:
tri misi l'annu putìanu quaghiari.
 
Scarpi di pilu, ruocciuli e gammali,
ncirata, cazi di pieddi e appriessu all'armali:
un piezzu di pani nta sacchina,
curriennu sempri muntata e pinnina.
 
Ma puru ppi iddi cangiau la sorti
e si sièntinu abbastanza forti:
li trazzeri addivintaru stratuna
e si ficiru machini e stalluna [ . . . . ]
 
"CAV. Giuseppe Neglia"

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Geraci Siculo, Vista Chiesa Madre 1930, Vista Chiesa Madre 1965 infine Chiesa Madre Oggi.

Nella Seconda foto, notate la lapide in cui erano incisi tutti i nomi dei geracesi caduti nella seconda guerra mondiale.

Nonostante la presenza del Campo delle Rimembranze, sarebbe importante ripristinare una lapide ricordo nel suo luogo originale, in ricordo e ringraziamento dei nostri parenti, amici e paesani che sono caduti in guerra per la libertà di cui noi oggi godiamo.

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 A San Giacomo Aposto Maggiore

Dio vi salvi, San Giacomo,
Apostolo dilettu,
fustivu ccu veru affettu
da Crsistu amatu.
  L’infernu assai s’imperra
vidennuvi sublimatu,
in cielu ‘ncurunatu
ccu tanti onuri.
  Ppi chistu di presenza
vinimu ogni matina
Ccu fidi vera e fina
a visitarivi.
  Non può l’infernu cchiu,
si Vui ci addifinniti
Ccu l’armi chi tiniti
usari inganni.
  che bontà infinita
a li vostri devoti
ha datu comu doti
lu Paradisu.
                 
Ccu Iddu sidisti a latu,
avisti tanta gloria,
lasciasti ccu vittoria
sta bassa terra.
  Lu singulari amuri
chi Cristu vi mustrau
in nui si commutau
in cunfidenza.
  Ancora a dumannarvi,
o santu Protetturi,
lu vostru gran favuri
supra di nui.
  E nui fra tanti affanni
custritti di campari
Ppi putiri acquistari
’enerna vita,
   
                 

In tutte le antiche chiese di Geraci, ( Madrice, Collegio, Badia, San Giacomo, Santo Stefano, S. Antonino, S. Maria La Porta, San Bartolo ) sono sempre esistite numerose campane di bronzo.

Da questi campanili in occasione delle ore sante delle giornata o in ricorrenza delle grandi festività si eseguono le tradizionali festose “campaniate”. Anni addietro, era dal campanile della Madrice che partiva la “chiamata”, che dava il segnale agli altri campanili di iniziare contemporaneamente a suonare le campane a distesa.

Le “campaniate” oltre al giorno della festa, si facevano anche nei tre giorni precedenti.

Oltre alle campaniate festose, non era raro dare l’allarme pubblico anche mediante l’uso delle campane, sia di notte che di giorno.

Allarmi continui venivano dati nel periodo del 1940/45 per le frequenti incursioni aeree su tutta la Sicilia.

Oltre a queste circostanze le campane venivano usate anche in caso di allarmi dovuti agli incendi che scoppiavano nelle abitazioni, dove insieme alle stalle esistevano i vani del fienile, dove si depositavano anche legna e carbone.

Suoni particolari si avevano, e si hanno ancora oggi, in caso di morti, naturalmente un suono allegro si ha invece in caso di Matrimoni.

La Coroncina Dell’Annunziata Geraci Siculo

Diu vi salvi Regina
e Matri Annunziata
di Iraci avvucata
e gran patruna.
  Ma fustivu poi vui
cu’ manieri efficaci
chi vulistivu Iraci
a parti amari.
  Dall’ura chi fu nostru
ed anchi di la Cava
lu vostru cori amava
a tutti li iracisi
  Giacchì runqui mustrastivu
particulari affettu
ora di ogni infettu
nn’ati a scanzari.
  Stu purtentu s’ha diri
ri quannu semu e sunnu
nell’universu munnu
l’omini. E s’ha eternari.
                 
Lu gigghiu chi vi duna
l’Anciulu Gabrieli
è donu di lu celu
a vui mannatu.
  Chistu particolari
amuri comincia
da chi si fabbricau
sta città nostra.
  infatti sì, s’intisi
di tanti e tanti voti:
‘ri fami e terremoti
nni libirastivu.
  Vi vinnimu a pigghiari,
a posta lacrimannu,
nui, dunque, nun lintannu
v’avemu a godìri
  ‘N triunfi s’ha cantari:
viva l’Annunziata
che matri ed avvocata
è di Iraci.
                 
In Vui s’è incarnatu
lu Figghiu di lu Patri
e vui fustivu matri
di Diu e nui.
               

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Dediche speciali

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