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Landscape Geraci Siculo

Autentica località madonita caratterizzata, da suggestivi vicoli medioevali, fiancheggiati da graziose casine in pietra nel cuore del parco delle Madonie.

Al centro dell’immenso territorio del parco delle Madonie, dai suoi 1040 metri dal livello del mare, Geraci appartenente al circuito dei Borghi più Belli d’Italia, domina da secoli, su tutto il territorio della provincia di Palermo.

Nel periodi invernali, partendo dai ruderi del Castello in cui risiedeva il Conte Giovanni Ventimiglia, il paesaggio si ricopre di neve, imbiancando i tetti spioventi delle case e le stradine fino ad arrivare nella parte nuova del paese.

E’ nel periodo estivo invece che il paese offre il meglio di se stesso, con temperature gradevoli. Passeggiando per i vicoli si ha la fortuna di respirare ancora gli odori di una volta, quando il pane e la pasta si facevano in casa, e si possono gustare gli squisiti prodotti tipici come i formaggi o la ricotta, i dolci come i “cassati” i 'taralli', “agniddri pasquali” u “pani cu lievitu di casa” e tante altre prelibatezze.

Geraci Siculo, Comune del Parco delle Madonie, dista circa 120 Km dal Capoluogo siciliano. Il Comune è attraversato dalla strada SS 286, che unisce la SS 113 (litoranea PA-ME) con la SS120 (PA-CT).
E’, pertanto, raggiungibile sia dalla costa che dall’entroterra. Si trova ad appena 37 Km dal mare (Stazione Ferroviaria di Castelbuono) e a 50 Km da Cefalù. Prossimo alla stazione sciistica di Piano Battaglia, è un posto ideale per abbinare il turismo mare-monti.

Provenendo da Castelbuono, dopo aver attraversato il bosco Sugheri in località Affacciata, appare un’immagine pittoresca di un “grumo di case” dominate dalle guglie dei ruderi del Castello. I Ruderi del Castello ai visitatori che giungono dal lato opposto, percorrendo la SS 286, appare in tutta la sua maestosità, poggiato con forza sull’antica e famosa “Rocca” che fu dei Bizantini, degli Arabi, ed infine dei Ventimiglia.

La cittadina, appollaiata sulla schiena rocciosa di un colle, ha una struttura urbanistica in cui è tuttora evidente l’impronta medievale, caratterizzata da strade strette e tortuose che si allargano ora in “vicoli” ora in “cortili”, veri e propri sottopassaggi che richiamano l’architettura araba. Oggi la maggior parte delle “viuzze” è transitabile dal traffico veicolare.

Situata a 1077 metri s.l.m., Geraci offre preziose viste sui monti circondanti. Il borgo guarda ad Ovest il Monte Catarineci, il Pizzo Argentieri (fiancheggiato dal Pizzo Dalla, dal monte Cixè e dal monte Spataria), luoghi destinati al pascolo del bestiame allo stato brado.

A Nord si scorge il Tirreno e, nei giorni di cielo terso, è possibile ammirare le isole Eolie. Il panorama d’oriente offre la vista dei borghi di S. Mauro Castelverde, Pollina e Mongibello (Etna), quest’ultimo distinto dalla caratteristica cima innevata (che insiste fino alla fine del mese di maggio) e, spesso, il pittoresco pennacchio di fumo. A Sud-Est s’intravedono le case più alte di Geraci. Ai piedi del Paese si osservano le vallate di Pianistrello, Zafferano, Pantano e Muricello. 

Geraci Siculo vanta una storia millenaria, infatti, si presume che intorno al 550 a.C. i Greci sicelioti siano arrivati sul luogo fondando un insediamento a cui attribuirono il nome di Jerax, dal gr. ίεράκιον ‘falco’, poiché la rocca era abitata da tali predatori. Già nel 241 a.C. Geraci è un fiorente “Borgo”. Successivamente le Madonie sono entrate a far parte dell’ambito culturale del mondo “greco-romano, bizantino, arabo”.

Notizie certe si hanno a partire dall’840 d. C., data della conquista saracena ad opera dell’emiro Ibni Timna, il quale trovò a Geraci, ribattezzata dagli arabi “H.RHAH”, un castello costruito precedentemente. Gli Arabi fecero di Geraci una delle località più importanti delle zone interne della Sicilia, soprattutto grazie alla sua posizione strategica: questo suo ruolo sarà mantenuto anche dopo la conquista normanna (1062-1064) quando divenne sede di uno dei capisaldi della nuova feudalità del Regnum Siciliae.

Il feudo di Geraci venne donato da Ruggero I a suo nipote Serlone il quale si distinse a Cerami nella battaglia contro i Saraceni, dopo quest’evento nel 1072 Geraci viene elevato a contea.

Nel 1252 grazie al matrimonio tra Isabella, contessa d’Ischia e di Geraci, ed Enrico I Ventimiglia, che ebbe l’investitura a conte di Geraci nel 1258, inizia la storia dei Ventimiglia, quella dinastia che ha fatto di Geraci la capitale di una grande contea. L’inserimento nella famiglia reale fa assumere ai Ventimiglia un ruolo di primissimo piano in tutte le vicende politiche e militari della Sicilia negli anni e nei secoli successivi (XIII-XVIII). La potenza dei Ventimiglia è tale che Geraci diviene centro della Contea, mentre il suo signore viene nominato “Primo Conte d’Italia per la grazia di Dio e Marchese di Sicilia”, titolo che per gran tempo nessun altro ebbe tra i nobili della Sicilia.

Durante la guerra del Vespro 1282-1302, il Conte di Geraci (prima Alduino e poi Enrico) guida politicamente e militarmente il partito svevo- aragonese nella ribellione e nella guerra contro Carlo D’Angiò. Tale è la gloria e la forza dei Ventimiglia, in tali anni, che la Contea di Geraci, diviene “uno Stato nello Stato”, giungendo persino ad amministrare la giustizia e a coniare proprie monete. Nel 1315, il Conte Francesco I Ventimiglia sposa Costanza Chiaramonte Contessa di Modica, poi ripudiata nel 1321, nello stesso anno contrae matrimonio con Margherita d’Antiochia dei Conti di Mistretta. Giovanni Chiaramonte, per vendicarsi dell’affronto subito, aggredisce in territorio palermitano, Francesco Ventimiglia, ferendolo.

Dal 1338, anno della morte di Francesco I Ventimiglia, al 1354 la Contea di Geraci, dopo un cruento assedio, viene confiscata a Francesco Ventimiglia e data ai Palizzi, essendosi il Conte rivoltato contro il re Pietro D’Aragona. Nel 1354 la Contea viene restituita alla potente famiglia feudale.
Alla morte di Re Federico (1377) il governo dell’Isola viene affidato a quattro Vicari, uno dei quali è il Conte Francesco Ventimiglia di Geraci e signore delle Madonie. Nel 1388 circa, i signori di Geraci ottengono il riconoscimento pontificio del proprio Vicariato, signoria esclusiva, su una parte del territorio del Regno.

Nel 1430 Giovanni I viene nominato vicerè e nel 1436 gli viene attribuito il titolo di marchese facendo sì che la Contea di Geraci diventa Marchesato. Successivamente Giovanni I trasferisce la capitale dello “Stato” delle Madonie da Geraci a Castelbuono e Geraci perse il ruolo politico-amministrativo di cui aveva goduto in passato, ma continuò ad essere il centro del potere economico. A partire dalla seconda metà del ‘400 i Ventimiglia cominciarono ad avere problemi finanziari che li portarono nella seconda metà del XVI sec. alla vendita di molti feudi e al conseguente declino. Il declino dei Ventimiglia segnò anche il declino di Geraci che nel 1798 entrò a far parte della diocesi di Nicosia e in seguito di quella di Cefalù.

I Luoghi di maggiore attrazione da visitare sono i Ruderi del Castello e la duecentesca Cappella Palatina che contiene il pregevole dipinto olio su tela dello “Zoppo di Gangi” raffigurante la natività; la trecentesca Chiesa Madre dedicata a S. M. Maggiore che conserva raffinate sculture gaginiane, il seicentesco coro ligneo di Antonino de Occurre da Mistretta, l’olio su tela di Jacopo da Empoli raffigurante l’Annunciazione e lo splendido Tesoro dei Ventimiglia contenuto nella cripta della Chiesa; la chiesa di Santo Stefano, singolare esempio di costruzione a pianta ellittica caratterizzata da un’austera fabbrica in pietra locale i cui interni sono riconducibili ad una architettura tardo-Barocca. La chiesa conserva la cinquecentesca statua lignea ed un olio su tela dello Zoppo di Gangi raffiguranti entrambi Santo Stefano; l'Affaccio dei Ventimiglia, suggestivo affaccio panoramico denominato “Salto del Ventimiglia”, in ricordo dell’avvenimento che in quel punto, secondo la tradizione storiografica basata sugli scritti del Fazello e di Michele da Piazza, si narra essere avvenuto nel 1338, quando Francesco Ventimiglia, pur di sfuggire alla cattura delle truppe regie di Pietro II d’Aragona, preferì lanciarsi nel vuoto con il cavallo precipitando nel profondissimo dirupo sottostante; la Chiesa di S. Maria La Porta, costruzione quattrocentesca che conserva la scultura della Madonna della Porta di Antonello Gagini, la cinquecentesca Cona marmorea policroma, il Crocifisso ligneo di ignoto intagliatore siciliano di epoca settecentesca ed un affresco bizantineggiante raffigurante la Madonna con il bambino; la Chiesa di San Bartolomeo patrono di Geraci già sepolcreto dei Ventimiglia al cui interno è possibile ammirare lo splendido trittico polittico marmoreo di età cinquecentesca attribuito alla famiglia del Gagini.

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